Come togliere un ponte dentale. Procedure e consigli

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Come Togliere un Ponte Dentale: Procedure e Consigli

I ponti dentali sono strutture protesiche che vengono applicate sulle arcate dentarie per risolvere i problemi funzionali ed estetici causati della mancanza di uno o più denti. Ne esistono di diversi tipi e ognuno di essi differisce dagli altri per specifiche caratteristiche e per tecniche di installazione.

In alcuni casi, dopo un certo periodo dalla data di inserimento nella bocca del paziente, per motivi diversi (non ultimi, eventi traumatici dovuti a urti accidentali, o a incidenti), può accadere che il ponte si rompa e si renda, quindi, inevitabile la sua rimozione.

Vuoi sapere come togliere un ponte dentale danneggiato,? In questo articolo troverai tutte le risposte che cerchi. Prima, però, vediamo di spiegare in dettaglio cosa sono i ponti dentali e come vengono installati.

Ponti dentali: cosa sono e come si installano

Perdere uno o più denti è un evento che condiziona fortemente, e in maniera negativa, la vita di una persona.

Ma il problema dei denti mancanti non è soltanto estetico (con la compromissione del sorriso e le conseguenti difficoltà a relazionarsi con il prossimo); è anche funzionale, con ripercussioni sulla masticazione (primo atto del processo digestivo), sulla fonazione e sul benessere generale del resto della dentatura e dell’intero organismo.

I ponti dentali, come accennavamo, hanno lo scopo di restituire a chi ha perso uno o più denti, una vita nuovamente normale; si tratta di strutture protesiche di vario tipo che rimpiazzano, con tecniche e modalità d’installazione diverse, i denti naturali caduti.

Vengono fissati all’interno della bocca, sull’arcata dentale del paziente, tramite ancoraggi predisposti sui denti superstiti, detti “denti pilastro” (è il caso dei ponti tradizionali e di quelli “a bandiera“), oppure incollati per mezzo di cementi adesivi (come nei “ponti Maryland“).

Quanto dura un ponte dentale fisso?

La “vita” di un dispositivo protesico fisso dipende da una serie di fattori che, in varia percentuale, ne determinano durata ed efficacia.

Un ruolo di primaria importanza è sicuramente la perizia di chi lo installa; si tratta di un lavoro in cui ogni dettaglio deve ricevere il massimo della cura e dell’attenzione, quindi, più valido ed esperto sarà il dentista, migliore è più duraturo sarà il risultato finale.

Anche i materiali scelti per la realizzazione del ponte influiscono in maniera significativa sulla sua durata. Quello che ha dimostrato maggiore resistenza all’usura del tempo è senz’altro è lo zirconio-ceramica; segue il metallo-ceramica e chiude questa sorta di “classifica di resistenza” la resina. Va da sé che, avendo questi materiali dei costi proporzionali alla qualità, la loro scelta dipenderà dal budget a disposizione del paziente.

Infine, è molto importante anche il comportamento d’igiene orale e lo stile di vita del paziente. Una cura dentale quotidiana (abbinata al controllo almeno semestrale presso lo studio del proprio dentista), non potrà che avere riscontri positivi sulla durata sulla protesi; così come il non fumare e seguire un’alimentazione controllata.

In base, quindi, alla sussistenza di ciascuno dei fattori appena descritti, e alla loro qualità, possiamo dire che la durata media di un ponte fisso può variare tra i 5 e i 15 anni di vita.

Quando sostituire un ponte dentale?

ponte dentale che si muove

Anche se i ponti dentali (fissi o mobili) sono progettati e strutturati per durare nel tempo, è possibile che si verifichino degli eventi per cui sia indispensabile rimuoverli.

Questo può accadere per motivi diversi. I più comuni sono:

  • Eventi traumatici che rompono uno o più denti
  • Problemi a uno o a entrambi i denti pilastro
  • Problemi parodontali
  • Problemi legati a una scarsa igiene orale

Se, infatti, il ponte dentale non ha i supporto di un’accurata pulizia quotidiana e se non si effettuano i necessari e periodici controlli in studio, potrebbero insorgere problemi di carie assolutamente deleteri.

Essendo, infatti, i denti pilastro totalmente ricoperti dalla corona, l’instaurarsi e il progredire della carie non viene notato e va avanti fin quando la situazione è ormai del tutto compromessa. A quel punto, la rimozione del ponte sarà inevitabile.

Esistono, poi, altre circostanze, per fortuna meno frequenti, in seguito alle quali si deve necessariamente ricorrere alla rimozione del ponte; ad esempio, nel caso in cui la struttura protesica non si adatti perfettamente all’arcata su cui è stata installata, oppure quando ci si rende conto che il colore dei denti applicati non si integra come dovrebbe, alla tonalità di quelli naturali (ma questi sono errori valutativi fatti a monte, che un impegno reale e professionale del dentista dovrebbe assolutamente fare in modo che non si verifichino).

In ogni caso, ogni intervento sarà diverso dagli altri e non si può, quindi, fare riferimento ad un’unica soluzione standardizzata, adatta a tutti i ponti. Certo è che la rimozione di ponti provvisori sarà certamente molto meno problematica di quella che sarà necessario adottare nei confronti di ponti fissi.

Ecco, qui di seguito, in che modo, in linea di massima, il dentista può effettuare la rimozione.

Come togliere un ponte dentale? Sistemi di rimozione

Esistono tre modi principali di eseguire la rimozione di una protesi dentale. Sarà il medico a scegliere quale utilizzare, dopo aver valutato attentamente quale possa essere l’azione migliore da intraprendere in base alla causa della rottura del ponte, alla sua situazione oggettiva e alle esigenze del paziente.

Analizziamo, quindi, uno per volta, i tre processi di rimozione possibili.

  • Conservativo – nel momento in cui il dentista si rende conto della situazione, e capisce che la rottura non coinvolge il ponte per intero, può optare per la cosiddetta rimozione conservativa. In pratica si opera con forza e decisione sul cemento (tramite percussione e/o trazione) fino a demolirlo completamente; a quel punto si “libera” il ponte, rimasto intatto, e lo si riutilizza per la re-installazione.
  • Semi conservativo – in questo caso, si decide di agire, oltre che sulla parte cementata, anche sulla struttura stessa del ponte. Ma lo si fa in maniera circoscritta e controllata, in modo tale che i danni alla protesi siano di lieve entità e che, una volta rimossa, la si possa riportare alle su condizioni originarie.
  • Distruttivo – quando la situazione del ponte è particolarmente compromessa, il dentista, per rimuoverlo, lo distrugge completamente e avvia l’intera procedura per l’installazione di un nuovo ponte.

Riparazione ponte dentale: soluzione alternativa

ponte dentale rimuoverlo

Quando l’odontoiatra verifica che i danni alla protesi sono di lieve entità e che la situazione del ponte è gestibile anche in loco, può decidere, sempre in accordo col paziente, di procedere con una riparazione intraorale. Si intraprende questo percorso specialmente in presenza di “fratture” della parte esposta della protesi.

Esistono quattro tipi di fratture diverse (come, d’altra parte, diversi sono i tipi di ponte):

  • ceramica fratturata e armatura in ceramica esposta,
  • ceramica fratturata e armatura metallica esposta,
  • preparazione del dente esposta,
  • scheggiatura coesiva della sola ceramica di rivestimento.

Se si evidenzia una di queste fratture, bisognerà valutare il grado di compromissione della struttura protesica. Se di lieve entità, la riparazione potrà avvenire in loco, senza dover procedere alla rimozione.

È chiaro che, dati i costi nettamente inferiori rispetto all’asportazione del ponte, ove possibile, la soluzione alternativa della riparazione intraorale è assolutamente da perseguire.

Rimozione ponte dentale: è doloroso?

La rimozione del ponte dentale viene eseguita in anestesia locale, quindi, il dolore che è possibile provare durante il procedimento viene ridotto al minimo (se non annullato completamente). Alcune sensazioni dolorose, invece, potrebbero percepirsi quando l’effetto dell’anestesia sarà svanito.

In quel caso, la somministrazione di normali analgesici risolverà in tempi brevi il fastidio.

Ponte dentale staccato: cosa fare prima della visita del dentista

Nel caso succeda che un ponte dentale dà fastidio e si stacca da solo. A volte non si ha la possibilità di venire visitati immediatamente da un dentista, esistono tuttavia degli accorgimenti da seguire per gestire la situazione al meglio e poter riattaccare provvisoriamente la protesi.

Nel seguente video un professionista fornisce alcuni importanti consigli per riuscirci al meglio:

Conclusioni

In sostanza, se è vero che la durata dei ponti dentali è molto lunga, è anche vero che in determinati casi la sua rimozione (seguita dall’installazione di una protesi integra) rappresenta l’unico strumento risolutivo del problema.

Fondamentale, come sempre, il ruolo del medico dentista; sarà lui a fare le valutazioni relative all’entità del danno e le conseguenti scelte riguardanti le modalità di rimozione (partendo dal presupposto che una “riparazione” resta, comunque, una valida alternativa).

Autori:
Belén Maviglia
Belén Maviglia
Redattrice specializzata nel settore dentale e del benessere, Belén è anche un'esperta di comunicazione digitale. La sua missione per Dottordentista.com? Aiutare i lettori a migliorare la loro salute orale rendendo le informazioni comprensibili e accessibili a tutti.